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Lettera aperta 6

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IL MESTIERE NON S’INSEGNA, SI RUBA


E’ certamente questa l’espressione più azzeccata e che risuona maggiormente nel mondo del lavoro e che rimane finché non se ne trova una migliore. Naturalmente va interpretata nel modo giusto. Per mestiere, lavoro, professione, ecc., s’intende ovviamente un’attività ben specifica, con tutto ciò che essa comporta, e che l’esperto può insegnare a chi DESIDERA e VUOLE praticarla. E quest’ultimo non deve essere un imbuto in cui l’esperto versa nozioni, informazioni, tecniche, metodi, esperienze, ecc., e che l’allievo riceve passivamente, ma deve essere lui volontariamente partecipe nell’istruzione e fiducioso nel maestro. Quindi ci vuole VOLONTA’, PARTECIPAZIONE, FIDUCIA, dando per scontato il possesso di requisiti minimi per svolgere quel mestiere. Volli, sempre volli, fortissimamente volli, diceva il grande Vittorio Alfieri. A volte la volontà non basta, altre volte invece non occorrono neppure i requisiti che noi normalmente consideriamo minimi. E’ il caso del giovane cinese di Shanghai LIU WEI, privo degli arti superiori, che, con straordinaria forza di volontà, è riuscito a studiare pianoforte ed a suonarlo magnificamente bene con le dita dei piedi diventando un bravo concertista e superando il Maestro. Non si è arreso ai suoi limiti, ha carpito i segreti del Maestro, che non sono fatti solo di tecnica ma di anima, di sensazioni, di emozioni e di tante sfumature che bisogna saper cogliere, rielaborare e fare proprie e saper ritrasmettere, altrimenti sarebbe diventato solo un fenomeno e non un bravo concertista. Chi l’avrebbe mai detto?!?. Di ogni mestiere si può insegnare la tecnica, ma non tutto il mondo che lo circonda. Prendiamo per esempio il grande Piero Della Francesca che ha rivoluzionato il mondo della pittura inventando la prospettiva e dettandone tutte le regole nel “De perspectiva pingendi”. Prima di Piero, per esempio Giotto, per dare l’idea della prospettiva, rappresentava i personaggi in file sovrapposte sempre più piccoli. Da tutto il mondo artistico venivano per imparare la tecnica del grande Piero. Potevano imparare e copiare la tecnica ma non la genialità, l’originalità, la spiritualità, la fantasia, l’inventiva della sua pittura. Per queste qualità ogni artista ci doveva e ci deve ancor oggi mettere del proprio. Alla stessa stregua, se analizziamo il mestiere del Networker, chi ha successo cerca di trasmettere ad altri le sue esperienze, le sue tecniche, le sue strategie per accrescere il proprio business, ma nessuno ha la bacchetta magica da trasmettere ad altri. Sta di fatto però che più aiuti gli altri e più aiuti te stesso. Il Networker di successo ripete le stesse cose a tutti, eppure solo pochi dei suoi allievi riescono a carpirne il segreto del successo ed avere a loro volta successo. E’ così in tutti i campi e non c’è da meravigliarsi. In undici anni di permanenza in Forever ho visto passare migliaia di persone osservando chi aveva successo e chi non ce l’aveva. Mi sono reso conto che non esiste il prototipo della persona di successo nel Network Marketing. Ci sono persone che sembravano avere tutti i requisiti per avere successo e non l’hanno avuto ed altre persone meno dotate e persino sordomute o handycappate che invece sono diventate Manager con ottime provvigioni. Vedendo tante persone di successo, viene spontaneo dire “ce la posso fare anch’io”, “voglio avere successo anch’io”, eppure molti rinunciano alla sfida con se stessi. Nonostante non ci siano capitali da investire e orari da rispettare, tuttavia molti non ci provano nemmeno a cambiare dentifricio, shampoo, a bere un po’ di aloe che gli farebbe bene alla salute e magari anche al portafoglio. Pregiudizi? Paura di fallire? Vergogna di un mestiere di scarsa considerazione? Sono bravissimi nel crearsi mille alibi per giustificare il loro disimpegno e di conseguenza il loro insuccesso. Il mercato del lavoro è cambiato ed il Network Marketing è un’attività con tanti vantaggi ed alla portata di tutti indipendentemente dall’età, dal sesso e dal livello culturale, persino dai propri impegni di lavoro, di famiglia ed altro. Analizzando proprio le persone che hanno conseguito dei buoni risultati in Forever, piccoli o grandi che siano, si può dire che c’è riuscito solo chi c’ha provato e c’ha messo un po’ di impegno e di buona volontà a trasmettere ad altri le sue convinzioni sulla qualità dei prodotti e la sua testimonianza sull’opportunità di guadagno. Può capitare che l’allievo non sia soddisfatto dell’insegnante a cui cerca di estorcere tutto ciò che può, ma non per questo si arrende e rinuncia ai suoi obbiettivi, ma cercherà altre fonti del sapere da buon autodidatta. E nel network non mancano di certo le buone fonti a cui attingere a piene mani. A parte le doti naturali e molto particolari, quasi sempre dietro la bravura c’è anche molto studio, lavoro, impegno, applicazione, ore ed ore di osservazione, di prove, di domande senza risposte, di lettura di libri scritti da chi ha successo, di navigazione in internet, di presenze a manifestazioni specifiche, di ascolto di testimonianze, ecc. ecc.. Nell’antichità imparare a cacciare, a combattere, a curarsi dalle malattie. ecc. ecc. era una questione di sopravvivenza. Ancora oggi per emergere in un mercato sempre più competitivo in tutti i campi ci vuole volontà, impegno, dedizione, studio, rinunce, e se il Maestro non ti soddisfa cercane altri o diventa Maestro di te stesso. Discendo discitur. Insegnando s’impara, anche sbagliando s’impara. Nessun Maestro però ti darà la bacchetta magica del suo successo, dovrai rubargliela.



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